Come viaggiava un messaggero romano nel II secolo

Quando ho cominciato Il Passo del Messaggero mi sono posto una domanda semplice: quanto tempo ci voleva davvero per portare un messaggio da Roma al confine settentrionale dell’Impero? La risposta dipende da chi viaggia, con quale mezzo e per conto di chi.

Il cursus publicus, il servizio di posta imperiale

Le fonti antiche attribuiscono ad Augusto l'organizzazione del servizio di comunicazioni ufficiali che sarebbe diventato il cursus publicus. Il servizio si appoggiava a una rete di stazioni lungo le principali strade dell'Impero, dove i viaggiatori autorizzati potevano trovare animali da trasporto e strutture di sosta. Svetonio racconta che Augusto impiegò inizialmente giovani messaggeri disposti a intervalli lungo le strade, preferendo in seguito corrieri che percorressero personalmente il tragitto, così da poter fornire anche informazioni dirette sugli avvenimenti.

Mansiones e mutationes

Le stazioni erano principalmente di due tipi. Le mutationes permettevano di cambiare gli animali da trasporto e si trovavano generalmente a intervalli relativamente brevi, spesso nell'ordine di una decina di miglia romane. Le mansiones, più distanziate, offrivano strutture per il riposo, il pernottamento e l'assistenza ai viaggiatori autorizzati. Le distanze potevano variare secondo il territorio e le caratteristiche della strada.

Quanto si viaggiava in un giorno

Per i messaggi ufficiali, alcune ricostruzioni storiche indicano percorrenze di circa 50 miglia romane al giorno, equivalenti a 74 chilometri, grazie alla possibilità di cambiare cavalcatura lungo il percorso. In circostanze eccezionali si potevano raggiungere velocità molto superiori. Chi viaggiava a piedi, accompagnato da un animale da soma o senza accesso alle stazioni ufficiali procedeva generalmente più lentamente. Le distanze effettive dipendevano dal terreno, dalle condizioni delle strade, dalla stagione e dalle necessità del viaggio. Per questo la distanza si sentiva nelle ossa prima ancora che sulle carte.

Il permesso e il prezzo del sistema

Per utilizzare il servizio era necessaria un'autorizzazione ufficiale, spesso indicata nelle fonti con il termine diploma, che regolava l'accesso ai mezzi e alle risorse disponibili lungo il percorso. Il funzionamento del sistema comportava obblighi di fornitura e prestazioni a carico delle comunità locali, che potevano provocare forti malcontenti. Le fonti romane testimoniano abusi e difficoltà nell'organizzazione dei trasporti e nell'approvvigionamento degli animali.

Chi non poteva usare la posta di Stato

Il cursus publicus era destinato principalmente alle comunicazioni e agli spostamenti autorizzati dall'amministrazione imperiale. Un privato che voleva spedire una lettera doveva generalmente affidarla a un amico, a uno schiavo, a un mercante o a un viaggiatore di passaggio. Non esisteva un servizio postale pubblico aperto a tutti come quello moderno.

Verso la Britannia

Nel II secolo d.C., raggiungere la frontiera settentrionale della Britannia partendo da Roma significava affrontare un viaggio di migliaia di chilometri, attraverso strade, montagne e un tratto di mare.

È lungo la via Flaminia che comincia il cammino di Marcus Valerio, protagonista de Il Passo del Messaggero. La strada collegava Roma ad Ariminum, l'odierna Rimini, dove incontrava la via Emilia, diretta attraverso la pianura padana verso Bononia e Placentia. Nel romanzo il viaggio attraversa anche Mediolanum, prima di proseguire verso le regioni alpine.

Superate le montagne, chi era diretto in Britannia doveva attraversare la Gallia e raggiungere uno dei porti della Manica. La traversata non concludeva il viaggio: sull'isola restavano ancora molte giornate di cammino per raggiungere le regioni settentrionali e le fortificazioni romane.

Il Vallo di Adriano, la cui costruzione ebbe inizio nel 122 d.C., costituiva uno dei principali sistemi difensivi della Britannia romana. Era una frontiera presidiata da soldati, forti e posti di controllo, ma anche un territorio di contatti e scambi con le popolazioni locali.

Perché mi è servito per il romanzo

Quando ho cominciato a scrivere Il Passo del Messaggero, ho cercato di comprendere che cosa significasse affrontare un viaggio tanto lungo con i mezzi disponibili nell'antichità. Le strade romane permettevano di attraversare territori immensi, ma non eliminavano la fatica, i pericoli e le difficoltà quotidiane.

Marcus Valerio non attraversa soltanto luoghi diversi: deve affrontare il tempo necessario per raggiungerli, trovare riparo, procurarsi il necessario e imparare a riconoscere le persone di cui può fidarsi.

Sono questi aspetti concreti del viaggio che ho voluto portare nel romanzo, perché una strada non è soltanto un collegamento tra due luoghi. È ciò che un uomo deve affrontare per arrivare alla propria destinazione.

Se vuoi conoscere l'inizio del viaggio di Marcus Valerio, puoi scoprire i due volumi de Il Passo del Messaggero nella pagina dedicata al romanzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo campo è obbligatorio

Questo campo è obbligatorio

Questo campo è obbligatorio

Si è verificato un errore nell'invio del messaggio. Si prega di riprovare.

Controllo di sicurezza

Codice Captcha non valido. Riprovare.

Information icon

Abbiamo bisogno del vostro consenso per caricare le traduzioni

Per tradurre i contenuti del sito web utilizziamo un servizio di terze parti che potrebbe raccogliere dati sulla vostra attività. Si prega di rivedere i dettagli nell'informativa sulla privacy e accettare il servizio per vedere le traduzioni.