Donne in abiti dell'antica Grecia riunite intorno alla Fonte Aretusa tra i papiri, scena del romanzo storico Il prezzo di Ortygía

Il prezzo di Ortygía

Negli anni successivi alla disfatta ateniese del 413 a.C., Syrákousai dominava lo Ionio con mura di calcare, triremi e cantieri che respiravano pece, legno bagnato e sudore. Nella Boulé, fra le voci del consiglio, il nome di Glauco pesava più degli altri: non portava titolo né sedeva su un trono, ma concedeva credito, disponeva nozze, pagava uomini armati con ferro che i registri non riuscivano a seguire. Nessuno lo chiamava tiranno. Quando taceva, gli altri misuravano le proprie parole.

Egle e Lico appartengono a mondi che la città vuole mantenere separati. Lei è prigioniera delle leggi, delle convenienze e del potere degli uomini; lui conosce il peso del legno, del ferro e della fatica quotidiana. Il loro incontro li trascina dentro una rete di interessi, ricatti e silenzi che raggiunge il cuore di Ortygía.

Tra la Fonte Aretusa, i cantieri navali e le ombre lasciate dalla guerra, una vicenda privata diventa il ritratto di una città vittoriosa soltanto in apparenza. Perché ogni grande impresa viene ricordata attraverso i nomi dei potenti, ma il suo vero prezzo è quasi sempre pagato dagli altri.

Un estratto dal Capitolo I — Il bacio dell'acqua salata

Dall'alto del Temenite, Syrákousai non pareva una città costruita dagli uomini, ma una bestia bianca distesa tra pietra e mare. Il sole della fine d'estate cadeva sulle mura, sui tetti bassi, sui templi, sulle strade calcinate, e ogni cosa restituiva luce con una durezza quasi crudele.

Giù in basso, verso la riva, la Fonte Aretusa raccoglieva ombra e acqua dolce sul margine dell'isola. Chi scendeva alla Fonte abbassava la voce prima ancora di ricordarsi degli dèi.

Quell'acqua era entrata nella memoria di Egle prima ancora del suo nome. Diomeda l'aveva portata lì quando era piccola, con il polso stretto nella mano: non tanto da farle male, ma quanto bastava perché imparasse che davanti a quell'acqua il passo doveva cambiare.

«Aretusa fuggì da Alfeo. Artemide la nascose nell'acqua. Ricordalo, figlia: non ogni fuga porta lontano. A volte cambia soltanto la forma del corpo.»

Da quel giorno il suo corpo fu preparato per essere veduto nei riti. La polis la vedeva. Non occorreva altro. Non era necessario che lei fosse pura nel segreto del petto: doveva apparire pura nel gesto, nel passo, nella stoffa, nella distanza dagli uomini, nella voce bassa con cui rispondeva alle anziane del culto.

[continua nel libro...]

Romanzo storico ambientato nell'antica Grecia di Siracusa

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