Giovane monaco incappucciato cammina verso un'abbazia fortificata tra neve e nebbia, scena del romanzo storico Il Codice della Torre

Il Codice della Torre

 

Il vento calava a raffiche irregolari, come se arrivasse da diverse bocche del cielo, spirando e rispirando con la furia capricciosa di una bestia invisibile. Sollevava grani di ghiaccio che, sbattuti contro il volto, pungevano come aghi sottili, pungoli d'inverno intenzionati a misurare il coraggio dei viandanti.

Aimo teneva il cappuccio abbassato sugli occhi, tanto da vederci appena, e stringeva al petto il piccolo fagotto come se al suo interno ci fosse il suo stesso respiro, la sola cosa rimasta tiepida.

Davanti a lui, il mulattiere avanzava con passo sicuro. Non si voltava quasi mai, salvo quando voleva sferrare una delle sue frasi, taglienti come la gelata:

«Avanti, ragazzo. Due svolte e saremo al monastero. Se non vi ha già piegati la Regola, vi piegherà il freddo.»

Poi apparve il muro. Uscì dalla nebbia come un ricordo troppo pesante per restare nascosto: alto, annerito dal tempo, con feritoie scure che lo punteggiavano come occhi feriti. Non sembrava un luogo di preghiera: era una fortezza, una sentinella di pietra piantata nel valico per trattenere il vento e forse anche la storia.

Il portinaio aprì il battente con uno sforzo lento. «Nome e provenienza.»

«Aimo di Ravoire» rispose il giovane, abbassando lo sguardo.

«Qui si mangia poco e si tace molto. Imparerai presto.»

[continua nel libro...]

Romanzo storico ambientato nel Medioevo alpino.

Sinossi.

 Nel Medioevo un sigillo di cera valeva più di una spada, e un concedo et confirmo decideva la sorte di villaggi interi.

Il giovane novizio Aimo di Ravoire non è un eroe, ma un testimone involontario: i suoi occhi, inesperti e inquieti, spalancano porte che avrebbero dovuto restare murate. Intorno a lui, un abate dallo sguardo che pesa più delle sue parole, un bibliotecario che insegna a temere le lettere, una guaritrice che sa leggere negli occhi altrui, e un cavaliere ferito che misura le mura non per ammirarle, ma per capire dove aprirle.

Sopra tutti loro, le mura stesse dell’abbazia e una torre che scricchiola come una sentenza sospesa.

Questa cronaca non offre certezze: lascia indizi, frammenti, sospetti. Perché, nel Medioevo come oggi, la domanda rimane la stessa: la verità, sepolta o negata, è mai davvero morta?

Un estratto dal Capitolo 1 — Il valico nella nebbia

Ambientazione

Un’abbazia fortificata su un valico alpino, tra nevi e nebbia, in pieno Medioevo. È il mondo dei sigilli di cera, delle pergamene e dei giuramenti: allora un documento sigillato poteva decidere la sorte di villaggi interi, e un patto taciuto pesava più di una spada.

La ricerca dietro il libro

Per ricostruire la vita di un’abbazia medievale ho studiato l’architettura difensiva dei monasteri, la diplomatica e la paleografia, i cronisti dell’epoca, i registri notarili e i cataloghi degli antichi scriptorium. Dai sistemi crittografici storici nasce il codice che dà il titolo al libro. E il romanzo nasce proprio dal vuoto lasciato dai documenti andati perduti negli incendi o nelle censure.

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